<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3034819064090196188</id><updated>2012-02-16T03:07:44.847-08:00</updated><category term='Bcc Iuorio Sica'/><title type='text'>la collina degli ulivi</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>lacollinadegli ulivi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12918989949711805695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='7' src='http://2.bp.blogspot.com/_fNpr9u7eL5A/Sa1nz8p3rrI/AAAAAAAAAwE/uQjFn_QzrSg/S220/collina_logotipo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>6</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3034819064090196188.post-6172680650774117502</id><published>2011-10-23T10:13:00.000-07:00</published><updated>2011-10-23T10:13:06.116-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bcc Iuorio Sica'/><title type='text'>Bcc Altavilla. "La Città" prima dà la notizia di "uno scontro interno" e poi si smentisce</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;b&gt;"Bcc di Altavilla Scontro interno per il salvataggio"&amp;nbsp; . Articolo de 20 ottobre 2011&amp;nbsp; del quotidiano "La Città"—&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;• altavilla silentina. Braccio di ferro per la sopravvivenza della Bcc di Altavilla Silentina e Calabritto. Dopo l’ispezione della Banca d’Italia, che ha accertato le difficoltá finanziare dell’istituto di credito cooperativo, un gruppo di soci ha dato disponibilitá per una consistente ricapitalizzazione, con la sottoscrizione di nuove quote. Chiedono però la sostituzione dell’attuale dirigenza, a cui si attribuisce la responsabilitá di un buco milionario che sarebbe legato ad alcune concessioni di fidi e prestiti. Nel mirino, oltre al presidente Iuorio, ci sono il direttore generale Giuseppe Sica (cugino del sindaco di Pontecagnano, Ernesto) e tutti i componenti del consiglio d’amministrazione e del collegio sindacale. Per questo è stata inviata al presidente della Bcc una lettera in cui gli si ricorda l’impegno per la convocazione dell’assemblea dei soci, assunto lo scorso 19 settembre, e gli si intima di provvedere entro cinque giorni.La "cordata" ha scritto anche alla Banca d’Italia, confermando l’intenzione di ricapitalizzare per evitare la paventata fusione con la Bcc di Battipaglia e non correre il rischio di una chiusura degli sportelli bancari di Altavilla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;b&gt;IL GIORNO DOPO LA PRECISAZIONE&lt;/b&gt;&lt;i&gt;«Bcc, nessun braccio di ferro»&lt;/i&gt;21 ottobre 2011 —&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• In relazione all’articolo dal titolo "Bcc di Altavilla scontro interno per il salvataggio, alcuni soci disponibili a ricapitalizzare ma chiedono la sostituzione dei vertici" pubblicato da la Cittá il giorno 20 ottobre 2011 a pagina 24, il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Altavilla Silentina e Calabritto Romeo Mario Iuorio, in una nota con il Direttore generale Giuseppe Sica e il Presidente del Collegio sindacale Franco Scorziello, precisa quanto segue ;a) non esiste nessuno "scontro interno" nè alcun "braccio di ferro" per il "salvataggio" della Bcc di Altavilla Silentina e Calabritto, siccome nè il Consiglio di Amministrazione nè la Direzione Generale hanno mai ostacolato nè direttamente nè indirettamente la libera iniziativa di taluni soci, diretta alla ricapitalizzazione della societá cooperativa;b) non esiste alcun "buco milionario che sarebbe legato ad alcune concessioni di fidi e prestiti" vero essendo che la situazione economico-finanziaria della Banca - come rappresentata nel bilancio di esercizio approvato dall’assemblea dei soci - risulta in linea con i risultati del ceto bancario locale;c) non vi è nessun rapporto di parentela tra il direttore generale Giuseppe Sica e l’omonimo sindaco di Pontecagnano Faiano;d) la "cordata", peraltro non identificata, non ha mai chiesto - nè avrebbe potuto chiedere al di fuori delle forme procedimentali previste dalla legge - la sostituzione dei "vertici" della Banca. ---&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3034819064090196188-6172680650774117502?l=lacollinadegliulivi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/feeds/6172680650774117502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/10/bcc-altavilla-la-citta-prima-da-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/6172680650774117502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/6172680650774117502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/10/bcc-altavilla-la-citta-prima-da-la.html' title='Bcc Altavilla. &quot;La Città&quot; prima dà la notizia di &quot;uno scontro interno&quot; e poi si smentisce'/><author><name>lacollinadegli ulivi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12918989949711805695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='7' src='http://2.bp.blogspot.com/_fNpr9u7eL5A/Sa1nz8p3rrI/AAAAAAAAAwE/uQjFn_QzrSg/S220/collina_logotipo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3034819064090196188.post-4110611503823011526</id><published>2011-10-23T07:51:00.000-07:00</published><updated>2011-10-23T07:51:06.263-07:00</updated><title type='text'>Omicidio Mottola, delitto senza colpevoli e moventi la Procura archivia la famiglia non si arrende</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="ii gt" id=":e6"&gt;&lt;div id=":1ug"&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;OmicidioMottola, delitto senza colpevoli e moventi la Procura archivia la famiglia nonsi arrende&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;(…) &lt;i&gt;“Mia madre l'abbracciò su lacriniera / "O cavallina, cavallina storna,/ portavi a casa sua chi nonritorna!/ A me, chi non ritornerà più mai!/ Tu fosti buona... Ma parlar nonsai!/ Tu non sai, poverina; altri non osa./ Oh! ma tu devi dirmi una una cosa!/Tu l'hai veduto l'uomo che l'uccise: / esso t'è qui nelle pupille fise./ Chifu? Chi è? Ti voglio dire un nome. / E tu fa cenno. Dio t'insegni, come"./Ora, i cavalli non frangean la biada:/ dormian sognando il bianco dellastrada./ La paglia non battean con l'unghie vuote:/ dormian sognando il rullodelle ruote./ Mia madre alzò nel gran silenzio un dito: / disse un nome... Sonòalto un nitrito”.&lt;/i&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;Poesiascritta da Giovanni Pascoli in seguito alla morte del padre, avvenuta incircostanze misteriose nell'agosto del 1867&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 12.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;Il delittoimperfetto, una scia di sospetti ma senza un movente e i colpevoli. E’ quelloavvenuto intorno alle 22 del 20 dicembre del 2007, in località Castelluccio,nel &lt;span class="il"&gt;comune&lt;/span&gt; di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;. Un colpo di fucile da caccia uccide AntonioMottola, autista della Sita sulla tratta Salerno - Campagna. Con tanteassonanze con la poesia di Giovanni Pascoli che una volta a scuola si facevaimparare a memoria ai bambini e che impressionava tutti, e per sempre, perchéparlava del dramma più grande che ti poteva accadere: perdere tuo padre inmaniera violenta, immotivata e senza mai avere certezze sui nomi ed i moventidei responsabili. E’ il dramma che vivono tre giovani di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;.Che non vedono gli inquirenti venire a capo del bandolo della matassa suldestino del loro papà ed anzi devono assistere ad uno stillicidio continuo dichiacchiere ed illazioni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 12.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;b&gt;IL FATTO.&lt;/b&gt; L’uomoaveva appena parcheggiato il suo bus a Campagna e faceva ritorno nella suaabitazione di Olivella di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; anche quella sera. Vicino al luogodell’agguato c’è una frequentata scuola di ballo. L’azione è fulminea e nonsarà impossibile trovare testimoni del fatto. Tre anni di indagini non portanoa nulla. Pochi giorni fa il sostituto procuratore&amp;nbsp;Ernesto Stassano,aderendo ad una richiesta del gip Gaetano Sgroia, ha archiviato le indagini. Lamotivazione: "Non è stato possibile acquisire elementi sufficienti perricostruire le vicende ed individuare l'autore del delitto". A taleprovvedimento si sono opposti, senza successo, gli avvocati Ezio Catauro eCarmine Gallo, che rappresentano la moglie di Antonio Mottola, Paola Vuolo, edil figlio maggiorenne, Emilio. Per entrambi la conduzione delle indagini,soprattutto nei primi due - tre giorni, quelli fondamentali nell'individuare iresponsabili, è stata lacunosa."Non è stato rilevato quale marcia ci fosseinnestata nella Seat Cordoba di mio marito - rileva Paola Vuolo - così nonsappiamo se egli sia stato fermato, magari poche centinaia di metri prima, o sesia stato vittima di un agguato mentre, come era solito fare in quel tratto,avesse innestato la quinta marcia". "Mio padre verrà trovato quasisubito nell'auto che va a fermarsi da solo nel fossato di Castelluccio. Perchèi carabinieri - dice Emilio - non istituiscono immediatamente dei posti diblocco nella zona?". C'è ancora un'altra stranezza - fatta sempre notaredal figlio - e che riguarda le almeno cinque telecamere che ci sono nel trattoda Campagna ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;. Quasi una settimana dopo la sera dell'omicidio toccaa lui, messo sull'avviso da un amico, andare a sollecitare i carabinieritrovare eventuali elementi utili nelle registrazioni delle telecamere fino aquel momento ignorate dagli inquirenti. La stessa vita privata di AntonioMottola è stata passata ai raggi X, qui gli inquirenti hanno espresso lamigliore professionalità, facendo emergere il tratto di un uomo normale,tranquillamente diviso tra lavoro, famiglia ed hobby della caccia. Nient’altro."Così come non hanno trovato nessuna conferma le infamanti voci fattecircolare sul nostro congiunto spesso da ambienti riconducibili o avvicinabiliagli inquirenti".&amp;nbsp;Fuori da ogni accusa sono i carabinieri dellalocale stazione di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt; che hanno fatto tutto il possibile. Ma èevidente, anche alla luce dei magri risultati conseguiti, che c’è stato undifetto di coordinamento ed anche di mancata fornitura dei necessari imputinvestigativi. &lt;br /&gt;Nella memoria inviata ai giudici gli avvocati Catauro e Gallo mettono al centrodella loro requisitoria il fucile a canna singola, calibro 12, del tipo diquello usato alla caccia, con appostamento, alla caccia al cinghiale, arma chesi trova in possesso di diverse persone che in qualche maniera sono entrati nelraggio d'azione dell'inchiesta sull'omicidio Mottola. Quel fucile è quasi comela “cavallina pascoliana”, continuamente interrogato per arrivare alla verità.E che però non è capace nemmeno di dire sì o no a tutti i nomi dei sospettiproposti di volta in volta.&amp;nbsp;Così come c’èl'inquietante ipotesi di Antonio Mottola vittima di uno scambio di persona,ovvero che l'assassino abbia ucciso la persona sbagliata nell'automobilegiusta, per via della generosità di Antonio, uso a dare in affidamento la suaauto, nei turni di lavoro, ad amici rivelatisi poi infidi e con frequentazionipericolose. Anche in questo caso l'inchiesta, nonostante la famiglia avessefornito utili dettagli, si è inspiegabilmente fermata.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 12.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;Non sufficientemente battuta è anche la pista, affacciata già nelle prime oredal fatto, di un possibile incidente venatorio. "Nelle sere successiveall'omicidio - fanno notare gli avvocati Catauro e Gallo - tale nutrito gruppodi cacciatori non è stato più visto nei soliti luoghi, nei bar e ristorantisoliti, ritornando a frequentarli nuovamente molto tempo dopo la sera del 20dicembre 2007". Perchè, come scrive nella sua relazione, il medico -legale Giuseppe Consalvo: "l’omicidio commesso con un colpo esploso da unfucile a carica singola di calibro 12, a distanza superiore a 100 metri, allespalle della vittima con direzione antero posteriore, dal basso verso l'alto,appaiono verosimilmente NON incompatibili con il tipico appostamento utilizzatonella caccia al succitato animale selvatico".&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin-bottom: 12.0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;IL PERSONAGGIO&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="line-height: normal; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #222222; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;Per icompaesani da sempre era Kociss, per via del suo del suo amore giovanile pergli indiani d’America. “Briciola” era per i passeggeri abituali dei suoi bus.&amp;nbsp;Incensurato, nessun problema sul posto di lavoro (dipendente della Sita,impegnato da anni sulla tratta Salerno-Campagna). Nessuna particolaredifficoltà di natura economica: insomma, nulla che potesse spingere qualcuno atendergli un agguato&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; font-size: 12.0pt;"&gt;. La vita privata di Antonio Mottola degli ultimivent’anni passata al setaccio dagli inquirenti. Nessuna particolare zonad’ombra. "Rimarrai sempre il miglior autista del mondo". Losottoscrissero, su di un piccolo manifesto fotocopiato ed attaccato ai muri diCampagna, con i loro nomi e cognomi, decine di ragazze . Dopo centinaia dichilometri fatti assieme, le giovani che frequentano il magistrale “TeresaConfalonieri” l’avevano ribattezzato "Briciola", forse per il suofare simpatico e da amico. Un rapporto costruito giorno dopo giorno concentinaia di persone. Con tutti l’autista di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; era cordiale e affabile. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3034819064090196188-4110611503823011526?l=lacollinadegliulivi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/feeds/4110611503823011526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/10/omicidio-mottola-delitto-senza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/4110611503823011526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/4110611503823011526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/10/omicidio-mottola-delitto-senza.html' title='Omicidio Mottola, delitto senza colpevoli e moventi la Procura archivia la famiglia non si arrende'/><author><name>lacollinadegli ulivi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12918989949711805695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='7' src='http://2.bp.blogspot.com/_fNpr9u7eL5A/Sa1nz8p3rrI/AAAAAAAAAwE/uQjFn_QzrSg/S220/collina_logotipo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3034819064090196188.post-8402715845949219286</id><published>2011-10-23T07:39:00.000-07:00</published><updated>2011-10-23T07:39:33.462-07:00</updated><title type='text'>I CONFINATI A ALTAVILLA. I fondamenti di una storia ancora da raccontare</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;di &lt;b&gt;ORESTE MOTTOLA&lt;/b&gt; &lt;i&gt;orestemottola@gmail.com&lt;/i&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Gli ebrei, e non solo, furono destinati al confino di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt; nei primi anni della seconda guerra mondiale. Francese era l’anarchico Jean Louis Alfredo, e inglese-maltese Paolo Calea, c’era poi il comunista marchigiano Costantino Catena. Toccò a me il colpo di fortuna di vedermi scorrere davanti quelle carte durante i lavori di recupero e riordino dell’archivio storico comunale. La mia formazione di giornalista me ne fece comprendere immediatamente l’importanza e così il medico Grunhut Desiderio, il commerciante Beniamino Keller e sua figlia Regina, Bernardo Zgur alle prese con una fastidiosa malattia, hanno di nuovo un nome e qualche frammento della loro storia. Dall’agosto del 1940 al 21 maggio 1941 furono ospiti, alcuni accompagnati da familiari, rispettati del mio paese. Venivano dai campi di concentramento di Campagna dove zio e nipote Palatucci, l’uno vescovo e l’altro questore di Fiume, diedero vita ad una gigantesca operazione di salvataggio degli ebrei dai campi di sterminio. Dal maggio del 1941 le carte che io ho consultato si fanno confuse, una traccia labile li porta nel Vallo di Diano, e poi nulla più. Resta Catena, si trasferirà ad ad Eboli solo dopo la guerra. Gli ebrei ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;, si diceva. Si salvarono o no? Il dubbio resta fitto. E’uno dei capitoli del mio ultimo libro “I paesi delle ombre”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Altro fascino a questa storia ora va ad aggiungere il libro di Nico Pirozzi: “Fantasmi del Cilento. Da &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt; a Lenti un’inedita storia della Shoa ungherese” , appena stampato dalle Edizioni dei Cento Autori, 158 pagine, 15 euro di prezzo di copertina.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Pirozzi, collega giornalista napoletano, ha trovato le tracce al Yad Vashem, a Gerusalemme, dove c’è il più grande data base dell’Olocausto dell’uso di false carte anagrafiche, proprio di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;, da parte di ebrei di Lenti, cittadina ungherese di 8 mila abitanti strategicamene vicina a Slovenia, Croazia e Austria. Quel pezzo di carta, esibito nel 1943, che attestava che erano nati in un paese che non sapevano neanche pronunciare non bastò a salvargli la vita. Ma chi glielo aveva fornito? Come era arrivato lì, ad altre 1500 km di distanza? Questa è l’indagine che svolge Nico Pirozzi.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Lo aveva trafugato uno di quegli ebrei che era passato per &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; due anni prima? Magari con la complicità di qualche impiegato del municipio compiacente? E chi può essere? Nico Pirozzi s’indirizza sul medico Desiderio Grunhut, che a Roberto Olla, giornalista del Tg1, appare un gigante:”…per via della sua volontà di vivere, del suo impegno per salvare anche gli altri, per farci capire che quella è la nostra storia”. Grunhut, come io ho scritto ricordandomi di un racconto fattomi da don Antonio Polito, clandestinamente continuava a fare il medico durante il confino altavillese ed uno psichiatra famoso come Marco Levi Bianchini, ebreo anch’esso, gli venne a far visita. Grunhut ha la famiglia al seguito, ha sposato una donna italiana, la romana Guerrato. Non appare troppo plausibile l’ipotesi che sia lui ad appropriarsi delle carte anagrafiche in bianco, per diverse decine di copie, poi se le porta appresso per l’Europa in guerra, lui ebreo, per poi usarle, due anni dopo, in un paese che non è il suo. E le loro valige erano ripetutamente controllate.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Pirozzi affaccia anche l’ipotesi, che dico subito mi pare più seriamente basata, che sia stato Albertino Remolino, ripetutamente investito della funzione di “postino” fra i due Palatucci a far avere al giovane questore di Fiume quelle “carte”. Campagna in quegli anni è sede di Sottoprefettura e quindi c’è chi può disporre di notevoli quantità di “carte d’identità in bianco” destinate ai vari comuni del comprensorio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Com’è andata veramente non lo sapremo mai. E visto che si trattava di falsificare solo dei timbri non possiamo escludere che solo casualmente sia stato scelto il nome di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt; per farne “un passaporto per la vita” che non funzionò.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Coincidenze? Dopo Piero Chiara anche Nico Pirozzi sceglie &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt; per “ambientarci”, questa volta, una storia grande e tragica.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;GLI EBREI ED ALTRI CONFINATI&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Le atmosfere sono quelle che in maniera romanzata ci ha restituito il libro “Il Balordo”, scritto da Piero Chiara e stampato da Mondadori, interpretato in tv da Tino Buazzelli. E’ il romanzo più conosciuto fra quelli che sono stati ambientati ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Maggio del 1940: Ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; l'ordine arrivò con un telegramma del Prefetto al podestà Francesco Mottola: "Pregasi telegrafare urgenza posti disponibili in codesto &lt;span class="il"&gt;comune&lt;/span&gt; per internandi italiani albanesi et stranieri tenendo presente opportunità che essi trovino conveniente alloggio et possibilità adeguata vigilanza. Attendesi urgentissimo riscontro". Il mittente è la Prefettura di Salerno. Francesco Mottola risponde, a strettissimo giro di posta, che: "Potrebbero alloggiarsi in questo &lt;span class="il"&gt;comune&lt;/span&gt; circa trenta internati, però mancano gli arredamenti e le suppellettili. E' assicurata la vigilanza dei Regi Carabinieri". Quel sì è quasi un no. La prima disponibilità alla quale si pensa è quella del Convento, poi, come vedremo, si opterà per sistemarne qualcuno presso il Castello ed altri in case private.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;L’ipotesi diventò presto realtà. Di forestieri di passaggio nell’estate del 1940 non se ne vedevano molti e quando, in piazza Castello di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;, videro scendere dalla “Cristalliera” quelle persone educate ed eleganti ci fu sorpresa. Nessuno si aspettava di vedere gli ebrei mandati al confino. “Si vede che non sono delinquenti”, dicevano le donne, gli anziani ed i ragazzi. Tutti gli altri erano al fronte. Solo qualche fanatico o ignorante insistette nel tenere le distanze. Grazie alle carte fortunosamente ritrovate nell’archivio storico del &lt;span class="il"&gt;comune&lt;/span&gt; è oggi possibile ricostruire alcune storie di quel passaggio.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Come Bernardo Zgur arrivato ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; il 16 gennaio del 1941. Figlio di Giovanni e Rosaria Tomasic, risulta nato a Podroga - S. Vito di Pivano, in provincia di Gorizia, ha 25 anni, ed è celibe. Proviene dal campo di concentramento di Isernia. Appena arrivato ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; emergono subito le sue precarie condizioni di salute. E' affetto da tubercolosi. E’ il podestà Francesco Mottola a prendere a cuore la sua situazione: “L'internato in oggetto affetto da emottisi ed infiltrazione apicale a sinistra come rilevasi all'unito certificato del locale ufficio sanitario, munito di foglio di via, viene inviato presso codesta Regia Questura per farlo sottoporre ad accertamenti diagnostici dal Consorzio Provinciale Antitubercolare e disporne eventualmente il ricovero in adatto luogo di cura". Dopo questa nota di Mottola solo il 19 febbraio, e cioè dopo più di un mese, la Prefettura risponde per disporre il ricovero dello Zgur nel sanatorio “Villa Maria” di Mercato San Severino, Qui resterà meno di una settimana, poiché già il 26 febbraio, gli viene ingiunto di tornare al confino di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;. Quello che emerge è che la Questura tenta in tutti i modi di impedire il ricovero e le cure. Fu la cocciutaggine, il senso d’umanità, del podestà Mottola, ad avere la meglio riuscendo a far intervenire personalmente il Prefetto. Il 7 marzo del 1941, Bernardo Zgur viene trasferito - in considerazione delle sue precarie condizioni di salute - nella più ossigenante e salubre località di Acerno. La Questura recalcitra, ma anche grazie ai certificati del dottor Amedeo Molinara, si riuscirà a garantire le cure al confinato. Don Ciccio, risolverà la vicenda chiedendo, e ottenendo, il personale intervento del Prefetto dell'epoca. Un piccolo fatto che s'inserisce in una grande storia, nella immane tragedia dell'Olocausto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;I Keller erano invece dei ricchi commercianti che, a seguito delle persecuzioni razziali, avevano perso tutto. “I suddetti Keller hanno dichiarato di non possedere denaro e di non avere gioielli”, scrive il podestà. Nato a Kulitzkov, Beniamin Keller è figlio di Markus e Charlotte Bader, vedovo, arriva ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; l'8 agosto del 1940, ha 72 anni ed è accompagnato dalla figlia Regina Sara, sarta.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Il vecchio Michele Mazzeo avventurosamente, da prigioniero di guerra degli austro-ungarici, aveva fatto il falegname nei cantieri navali di Budapest tra il 1917 ed il 1920, cercò nella sua memoria e fervida intelligenza di ricordare qualche vocabolo ungherese, sopravvissuto per vent'anni, per comunicare con i magiari Keller (padre e figlia nubile) che avevano voluto affrontare in Italia la vergogna delle leggi che promuovevano le persecuzioni razziali. L'artigiano altavillese rappresentò, per quei lunghi mesi, il loro unico modo di comunicare con un mondo molto diverso. Piccolo di statura e con il pizzetto bianco, Beniamin Keller agli altavillesi sembrò una copia di Vittorio Emanuele. Riuscì a spiegare d'aver dovuto lasciare la proprietà di un grande panificio a Vienna o, forse, a Budapest. Il sabato, con la figlia e gli altri internati israeliti, si metteva l'abito elegante e si faceva vedere in piazza.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;IL MALTESE E GLI ALTRI. Il giovane maltese Paolo Calea invece, da buon mediterraneo, s'inserì subito tra la gioventù altavillese. Più di una volta i carabinieri lo avevano 'pizzicato' in giro per i vicoli del centro cittadini, ben oltre gli orari stabiliti dalla legge. Forse, fu proprio questa confidenza che lo spinse a gioire, ai principi dell'aprile del '41, alle prime ammissioni - nella propaganda fascista - dei cedimenti bellici in Africa Orientale. E la 'spiata' allora fatta da due nostri compaesani resterà come unica macchia su vicende dove il senso d’umanità della nostra gente e delle stesse autorità preposte sarà costantemente presente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Maltese, nato a Valletta, figlio di Giovanni e di Concetta Mallia. Dal 10 febbraio del 1941 la questura di Catania lo aveva destinato a Salerno, dove arriva due giorni dopo. Quando, il 13 febbraio, arriva ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;, ha 27 anni. Resterà nel nostro paese fino al 4 aprile, quando il Podestà telegrafa al questore: ": "Internato Calea Paolo nell’ascoltare il comunicato numera 300 in casa di Suozzo Francesco presso il quale è ospitato presenti due persone individuate lasciava andare nel sentire avvenuta evacuazione Asmara manifestazioni di giubilo battendo le mani tanto di fattasi voce paese fatto segno manifestazioni d’ostilità. Disposto fermo est ancora trattenuto attesa istruzioni". Il 10 aprile, con l'aiuto dei Carabinieri della Compagnia di Eboli, Paolo Calea è trasferito presso il campo di concentramento di Monte Giarucolo. “Paolo Calea stava a pensione da Francesco Suozzo e Peppina Marra a via Municipio dove c'erano due stanzette che facevano da albergo, al piano superiore di dove c'era anche la cantina e osteria. Era un bravo ragazzo. All'una la radio trasmetteva il comunicato sull'andamento bellico e quando sensi che la guerra volgeva a favore degli inglesi espresse la sua contentezza. Furono C. P. e M. S. che fecero la spia ed andarono a denunciarlo ai carabinieri. Non ci fu affatto una sommossa nel paese, anzi furono in molti a dispiacersi per quanto successo. . . " E’ la testimonianza di Aspreno Pacifico, raccolta nel maggio 1998&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;CARLO MELCHIORRE BOURNIQUE, fu Carlo, francese. Già confinato ad Amalfi non arrivò mai ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;. Doveva essere di buona condizione economica se il 7 aprile 1941 il questore di Salerno dispone che, quando giungerà nel paese, ’Il Bournique deve considerarsi internato a proprie spese. Il Podestà di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; è pregato di segnalarne l'arrivo e di sottoporlo alle note prescrizioni, facendo tenere copia del relativo verbale”. Il 24 aprile il Questore cambia idea e con un telegramma avverte il &lt;span class="il"&gt;Comune&lt;/span&gt; di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; che Carlo Bournique è stato invece trasferito ad Arezzo.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;JEAN ALFREDO LOUIS. L'ANARCHICO. In una &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; bacchettona dove solo a don Ulderico era concesso di trasgredire le rigide regole sociali la bella moglie dell'anarchico Jean Louis Alfredo fece sognare molti. L'avvenenza di Anna De Leucia era particolarmente valorizzata dalla sua bravura di ballerina nelle serate organizzate presso la locanda di Peppina Marra e di Francesco Suozzo. Proviene dal mondo dell'anarchismo napoletano. E' un italo - francese, figlio di Giusto Louis e Carola Musella. Ha 31 anni, sposato. Arriva ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; il 20 novembre del 1940, proveniente da Arezzo. Appena mette piede nel paese si reca presso il Municipio dove gli fu fatta firmare la solita dichiarazione con l'elenco di tutte le limitazioni al suo forzato soggiorno. Il 4 dicembre arriva la moglie, Anna De Leucia, a fargli visita. Il 23 gennaio del 1941, Jean Alfredo Louis, rivolge una istanza - forse una richiesta di espatrio- al Consolato d'America in Napoli. Il 7 febbraio il podestà Mottola, scrive alla Prefettura: "L'internato Louis Jean, che serba condotta irreprensibile, e sino ad oggi non ha dato luogo a lagnanze insiste continuamente acchè la propria moglie possa convivere con lui. Se non costano speciali disposizioni, ed in considerazione della buona condotta dell'internato, si prega di dare all'acclusa istanza esito favorevole". Il 12 febbraio 1941 la Questura comunica che è stato interessato il Ministero per l'autorizzazione da lui chiesta per farsi raggiungere dalla moglie. Il 16 aprile del 1941, un telegramma del questore Palma, rende noto: 'che è allo studio eventuale rimpatrio di cittadini francesi internati in Italia. Pregasi far subito interrogare cittadini francesi assegnati campi di concentramento di Campagna et quelli internati nei comuni in indirizzo se intendano o meno ritornare in Francia". Jean Louis, rifiuta l'opportunità e dichiara che “non intende ritornare in Francia”. Jean Louis, resta ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; fino al 20 maggio del 1941.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;DESIDERIO GRUNHUT. Medico - chirurgo, proveniente dal campo di concentramento di Campagna, giunge ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; il 15 novembre 1940, poiché 'ebreo apolide'. stando alla prima qualifica appioppata dalla nota 4015 della Questura di Salerno, poi corretta in "ebreo ungherese'. Desiderio Grunhut - 43 anni, è nato a Rakospalata, è figlio di Isidoro e di Maria Stein. Arriva ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; con la moglie Elisa Guerrato ed una figlia di 13 anni. Il 21 dicembre ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; arriva anche un nipote di Desiderio Grunhut, è Raffaele Guerrato, residente a Roma in Via Lunigiana 6 int. l. Dichiara, a tal proposito, il podestà:’L'internato Grunhut mi asserisce che il proprio nipote si è qui portato per ragioni di salute ed intende rimanervi per un pò di tempo. Poiché il giovane è sfornito d’autorizzazione e di documenti d’identità personale, ne informo codesta Questura Per eventuali provvedimenti' “Da segnalare é una lettera di Alfredo Leone, commerciante di Mercato San Severino, al Comandante la Stazione dei Carabinieri di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;, ad appena una settimana dall'arrivo ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;, per dire che il Grunhut aveva lasciato presso di lui un conto in sospeso di 71 lire e che vista la corresponsione dell'indennità al confinato passa per il tramite di codesta stazione. Prego perciò volergli trattenere detta somma e cortesia di farmela recapitare”. Altri problemi al Grunhut furono provocati anche dal fatto di essere sposato con una cittadina italiana 'ariana'. Scriverà infatti al podestà di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; la Direzione Generale per la Demografia e la Razza del Ministero degli Interni: 'non è possibile consentire il suo matrimonio con la cittadina italiana Elisa Guerrato, ostando l'art. 1 dei R. D. Legge 17 novembre 1938, XVII, n-1728'. Il 28 gennaio 1941 arriva anche il divieto esplicito ad esercitare l'attività di medico. 'A far visita all'amico dott. Grunhut veniva con l'autobus, anche due volte alla settimana, lo psichiatra Marco Levi Bianchini, allora responsabile del manicomio di Materdomini di Nocera. Alto di statura, aveva la barba a forma di pizzetto. Ad un fanciullo altavillese dava sempre la mancia poiché questi lo aiutava a portare i pacchi e pacchettini. . . ”. Testimonianza di Aniello Mazzeo&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;IL CONFINATO POLITICO COSTANTINO CATENA. Nei pensieri di Costantino Catena da Ancona, figlio di Bonafede, e della sua compagna Rosina Giarletta c'era sempre il mare. Simbolo di libertà e di spazi infiniti per i due irrequieti coniugi. Come dovettero adattare questa loro costante aspirazione, nomen - omen, dicevano i latini, con la monotona vita altavillese degli anni trenta, resta ancora oggi un mistero. Fosse o no un confinato, le carte non lo dicono o smentiscono, il fatto è che Costantino Catena per più di un decennio si àncora (ancora una volta il mare) al nostro paese, partecipa alla sua vita più intima e alla tragedia della guerra. Lavorerà alla costruzione della diga di Persano e poi si trasferirà ad Eboli. Cercò come potè, nelle convulse giornate del settembre del 1943, di far capire agli americani che ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; erano i benvenuti e che dovevano far cessare i distruttivi bombardamenti. Andò sul Muraglione a sventolare la bandiera bianca e “consegnò” in caserma (con il loro consenso) l’ultimo simulacro “fascista” ancora presente in paese: un paio di carabinieri.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;PRESENZE DEGLI INTERNATI AD &lt;span class="il"&gt;ALTAVILLA&lt;/span&gt;: Agosto 1940: Beniamino Keller e la figlia Regina Settembre 1940: Beniamino e Regina Keller Ottobre 1940: Beniamino e Regina Keller Novembre 1940: Beniamino e Regina Keller, Desiderio Grunhut, Jean Louis Dicembre 1940: Beniamino e Regina Keller, Desiderio Grunhut, Louis Jean Gennaio 1941: Beniamino e Regina Keller, Desiderio Grunhut, Jean Louis, Bernardo Zgur Marzo 1941: Beniamino e Regina Keller, Bernardo Zgur, Desiderio Grunhut, Jean Louis, Paolo Calea , Aprile 1941: Beniamino e Regina Keller, Grunhut Desiderio e Jean Louis Maggio 1941: Beniamino e Regina Keller, Desiderio Grunhut e Jean Louis&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Il 22 maggio del 1941 il soggiorno degli ebrei ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; cessa. Le carte ci raccontano che tutti vengono destinati verso diversi paesi del Vallo di Diano. Quale fu il loro destino non è dato sapere. Ci piace restituire alla memoria collettiva la traccia del loro passaggio per &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;I FATTI DEL 1943&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;L’episodio dei confinati segnala ancora la marginalità di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; rispetto alla grande tragedia della guerra mondiale in corso. Due anni dopo invece il paese diventa l’epicentro dell’operazione “Avalanche”, ovvero lo sbarco degli Alleati nella Piana di Paestum. &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; era "Quota 424" il livello altimetrico della collina che guarda a Paestum. Dall'11 al 17 settembre, la battaglia fu molto aspra in ogni parte del paese. I morti civili furono più di settanta, mentre un'intera ala del cimitero venne occupata dalle centinaia di salme di soldati americani e tedeschi. Furono giornate intensissime, ne seguì un bagno di libertà, ma alto fu il prezzo pagato per i bombardamenti e combattimenti che tanti morti fecero anche fra la popolazione civile. Fred. L. Walker, comandante della 36a divisione Usa, il 24 settembre del 1943 annota sul suo diario: «Sono passato di nuovo da &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; oggi. Le case sono distrutte, le strade sono bloccate dai detriti, c'è ancora puzza di cadaveri. Il bombardamento di questa città, piena di famiglie abbandonate, fu brutale, e senza alcuno scopo. La popolazione è poverissima, inconsapevole, molto religiosa; tutta immersa in un immane dolore, con il terrore sui volti». E’ il 24 settembre del 1943.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Nessuno ha ancora raccontato adeguatamente il gesto di coraggio dell'allora parroco di &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;, don Domenico Di Paola. Al culmine degli aspri combattimenti con i tedeschi, gli americani volevano fucilare due abitanti. Arrestati e legati, dopo un processo più che sommario, furono schierati in un angolo della piazza. Il plotone era pronto a far fuoco. La loro colpa? Erano restati nelle loro case, non erano sfollati come tutti gli altri, nascosti a poche decine di metri da dove un solo cecchino tedesco aveva dato filo da torcere a molte decine di soldati Usa. Rodolfo Guarino spiaccicava qualche parola di tedesco, appreso durante il servizio militare, mentre Antonino Gallo era un credente della Madonna del Carmelo. Gallo non perse però la calma: s'inginocchiò e pregò a voce alta la sua Madonna. Gli americani rimasero sorpresi e non osarono interromperlo. Quei pochi minuti d’attesa consentirono al prete di raggiungere la piazza e reagire. Don Domenico, da cilentano sanguigno, pur senza comprendere una parola d'inglese, seppe farsi capire ed essere convincente. I due malcapitati, grazie al coraggio del prete, ebbero salva la vita.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"&gt;Il paese ha sempre stimolato i romanzieri. Piero Chiara si ispira proprio alla vicenda dei confinati politici ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;. Nel 1967 pubblica un romanzo, Il Balordo (Mondadori), che vince il Premio Bagutta. Il protagonista di questo splendido romanzo di Piero Chiara, il "Balordo" del titolo, è il musicista Anselmo Bordigoni, o Bordìga, un uomo candido e grosso — alto quasi due metri e con la faccia larga «quanto il tronco di un robusto bambino di cinque anni» — che vive come un fungo in un paese affacciato su un lago ai piedi delle Alpi. La totale apatia nella quale questa sorta di Gargantua ottusamente assente ha sempre vissuto viene però improvvisamente interrotta, ai tempi del fascismo, da una denuncia per malcostume che lo costringe al confino ad &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Silentina&lt;/span&gt;. Qui, divenuto famoso per la sua musica, sarà costretto a seguire gli Alleati nella loro risalita della Penisola, punteggiando il suo cammino di improbabili trionfi, fino a ritrovare il paese dal quale era stato cacciato, dove verrà accolto in trionfo come perseguitato politico ed eroe di guerra, diventando il promotore — naturalmente involontario — di un magnifico esperimento di democrazia diretta. La sua avventura diventa così favolosa, ai limiti del grottesco, fino a riflettere l'ignominia e l'innocenza di un mondo avviato, di balordaggine in balordaggine, a consumare in modo sempre più dissennato sentimenti e valori. Il libro è ancora in vendita negli Oscar Mondadori e costa 7.80€. Segue Antonio Bennato con “Ho tirato i santi giù dal cielo”, edito da sempre da Mondadori, ha raccontato le storie del seminario e poi è seguita la saga dei racconti, editi da Moby Dick, di Francesco Di Venuta. Dall’esordio de “Il Fuoco della Malannata” all’ultima opera: “Torrida Festa”, un giallo ambientato durante la più lunga delle giornate che vive &lt;span class="il"&gt;Altavilla&lt;/span&gt;: la festa di S. Antonio.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3034819064090196188-8402715845949219286?l=lacollinadegliulivi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/feeds/8402715845949219286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/10/i-confinati-altavilla-i-fondamenti-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/8402715845949219286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/8402715845949219286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/10/i-confinati-altavilla-i-fondamenti-di.html' title='I CONFINATI A ALTAVILLA. I fondamenti di una storia ancora da raccontare'/><author><name>lacollinadegli ulivi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12918989949711805695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='7' src='http://2.bp.blogspot.com/_fNpr9u7eL5A/Sa1nz8p3rrI/AAAAAAAAAwE/uQjFn_QzrSg/S220/collina_logotipo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3034819064090196188.post-7034160108024255842</id><published>2011-03-17T15:10:00.000-07:00</published><updated>2011-03-17T15:10:28.473-07:00</updated><title type='text'>Francesca Cerniello, la donna del brigante, confessa</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="post-314 post type-post status-publish format-standard hentry category-personaggi-storici" id="post-314"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="entry-meta"&gt;     &lt;/div&gt;&lt;span class="meta-prep meta-prep-author"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="entry-content"&gt;       &lt;a href="http://collinadegliulivi.files.wordpress.com/2008/08/brigantesse.jpg"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://collinadegliulivi.files.wordpress.com/2008/08/brigantesse.jpg?w=300" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;In un documento del 1869, recentemente recuperato, la  compagna di Gaetano Tranchella denuncia un mugnaio, un prete, la  locandiera ed il possidente&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;di Oreste Mottola&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Francesca  Cerniello era povera ma bella. Analfabeta e contadina. Così raccontano  le carte dei processi. E a ventott’anni è ancora senza marito, fatto  singolare dei tempi di quando già a diciotto anni si era considerata  zitella. Dai briganti, che avevano trasformato il bosco di Persano nel  loro Supramonte, la conducono delle amiche dalle quali raccoglie  l’invito – sfida “ad andare a conoscere” quegli uomini così temuti che  qualche volta, di notte, si spingevano fin dentro l’abitato di  Altavilla. Avevo già descritto il suo profilo nel mio libro “I paesi  delle ombre”. Ora, grazie alla collaborazione dello storico Giuseppe  Melchionda, aggiungo la sua “confessione”, resa dopo cinque anni dopo la  cattura, che apre squarci nelle complicità che gli assicuravano quattro  “eccellenti”: un mugnaio di Postiglione, Biagio Vecchio; un parroco di  Castelcivita, don Giuseppe Vincenzo; una locandiera di Scorzo, Concetta  Campagna; e Sabato Chiaviello, ricco possidente di Serre. Francesca  eviterà di fare i nomi dei suoi compaesani o di altri briganti  “semplici”. Quest’ultima circostanza gli permetterà, ormai in tarda età,  di tornare nel suo paese, e di trascorrervi la vecchiaia. Dove ritrova  la figlia Gaetana. Francesca Cerniello è l’amante di Tranchella, ma  nelle carte lei si definisce “sposa”, pur senza averlo mai potuto  sposare ufficialmente. In altri verbali è chiamata concubina o druda. La  Cerniello, da noi detta Francesca “di Costa”, forse per la zona del  paese dove era andata ad abitare, dove sin dal settembre del 1863 seguì  il Tranchella e già il 13 dello stesso mese, nel bosco di Persano prese  parte attiva ad uno scontro con un drappello di fanteria e con militi  della Guardia Nazionale d’Altavilla: alla prima scarica di fucileria,  segui uno scontro a corpo a corpo, con i calci delle pistole e dei  fucili. Le grida ed i lamenti dei feriti riempivano l’aria di quella  limpida giornata settembrina. Dopo il primo scontro, i briganti si  dileguarono nel folto della boscaglia, come nebbia al mattino con la  forza pubblica non riuscì più a rintracciarli. Nel giugno del 1864 la  Cerniello custodì persone danarose di Altavilla che erano state  sequestrate e per le quali aspettavano che fosse pagata la taglia per il  rilascio. Era una donna molto ben voluta da Tranchella. di cui godeva  la massima fiducia e simpatia. Era rispettata e temuta dai briganti, i  quali la consideravano la loro padrona. Una volta “non contenta dei  molti doni che il Tranchella le faceva, tra i quali v’era una collana  d’oro che una famiglia dovette mandare ai briganti per ottenere la  liberazione di un sequestrato, essa mandò a dire alla moglie di questi  che voleva anche la collana d’oro che portava la signora di Antonio  Marruso, pur essa di Altavilla”. La Cerniello stette con la banda per  ben quindici mesi e non si allontanò se non quando fu ucciso il  Tranchella. Incinta di lui, dette alla luce una bambina che volle  chiamare Gaetana. Dopo l’uccisione del capobanda, essa si presentò alle  Autorità ufficialmente spontaneamente, nei fatti spinta dal prete di  Castelcivita. Di questo suo comportamento, assieme al fatto di “essersi  data al malfare spinta alla miseria in cui versava” ne tennero conto i  giudici nel processo a suo carico. Le altreA 15 anni di lavori forzati,  come la Cerniello, furono condannate le altavillesi Giuseppa Cantalupo,  Anna Rocco, Giuseppa e Carminella Arietta, le quali furono sorprese il  17 ottobre del 1863 mentre si recavano nel bosco di Persano, portando  limoni, prugne, mele ed altro al capobanda ammalato Tranchella, avendone  avuto incarico il giorno precedente. Queste donne erano, secondo quanto  risulta dagli atti processuali, dedite alla prostituzione ed erano  state viste più volte da Marchese Giovanni in “epoca non ben precisata  dello scorso mese unite a sei briganti che erano sortiti dal bosco di  Persano e che al punto, detto Pilato, avevano predato un montone, e che  quindi insieme alle dette donne rientravano nel Bosco, traducendo  l’animale predato, per banchettare dopo averlo cucinato”. A Persano  furono arrestate e poi condotte nel comune di Altavilla. In seguito ad  una perquisizione nelle loro case, vi furono rinvenute due lettere  inviate alla Cantalupo da Gennaro Rubbino, soldato sbandato, che aveva  già fatto parte di una comitiva armata che infestava il territorio di  Altavilla nel 1861 e che si trovava allora nelle carceri. Anna Maria  Polito, fu Gaetano, contadina, condannata per “esser si prestata non  solo a soddisfare i loro piaceri carnali, ma eziandio a cucire,  rattoppare e lavare loro la biancheria”. Fu condannata a cinque anni di  reclusione perché i giudici considerarono che a “tale mestiere infame fu  quasi indotta dai mali trattamenti del marito e dalla miseria in cui  versava”.La “parlata” di Francesca “Francesca Cerniello, fu una  fiancheggiatrice importante. Figura di primo piano dell’universo  femminile che ruotava attorno a Gaetano Tranchella ed alla sua banda”.  Così la descrive Giuseppe Melchionda, storico di primo piano degli  Alburni, autore di romanzi e saggi, ricordiamone alcuni, “Ladro di  cuori” e “Cafoni in rivolta”, sempre rivolti al periodo  dell’unificazione italiana e del brigantaggio..”Sì, non era una  ragazzina che si prende la sbandata romantica”. Dopo la cattura, indotta  a presentarsi dal prete Giuseppe Vincenzo, che così se la “vende” alle  autorità piemontesi, resta cinque anni in carcere. Il sacerdote in  quegli anni fa il doppio gioco, usa spregiudicatamente un salvacondotto  per muoversi liberamente fra Castelcivita e Persano. Don Giuseppe  Vincenzo si prende le sue private vendette quando fa ricattare “donna  Cecchina”, proprietaria di vacche nella montagna di Castelcivita, e  soprattutto – con il pretesto di gestire una sorta di cassa comune – si  intasca i bottini della banda Tranchella. DICHIARAZIONE del 28 luglio  1869La dichiarazionde la raccoglie Vincenzo Damiano, all’interno del  carcere di Montelupo Fiorentino. “I miei genitori e parenti mi hanno  abbandonato. Sicché non ho altra speranza che nell’aiuto della Vostra  Signoria Illustrissima. Chiedo di poter ottenere una diminuizione della  pena. Perciò supplico di poter rivelare i nomi di alcuni dei manutengoli  del brigantaggio che io conosco”. E continua: “Sono Francesca  Cerniello, figlia di Carmine. Ho circa 34 anni. Sono nata e domiciliata  ad Altavilla. Sono nubile e facevo la contadina. Sono stata per un anno  con i briganti che scorazzavano nella mia provincia. Ed ero l’amica del  capobanda Tranchella, che fu poi ucciso. Sono in grado di dire il nome  di alcuni che si prestavano a nostro favore. Premetto però che sono ora  circa cinque che sto in carcere come condannata a 15 anni di reclusione  per brigantaggio e non so se attualmente saranno viventi le persone che  andrò a nominare e se siano stati già arrestati per i delitti che  accennerò ed altri commessi di poi. Faccio questa premessa perché non si  creda che io voglia ingannare la giustizia, semmai le mie dichiarazioni  non potessero dare utili risultati. Conobbi, quado stavo con  Tranchella, un certo mugnaio che ha nome Biagio Vecchio, abitante a  Postiglione. Costui, oltre a partecipare alla preda che faceva la banda  Tranchella, indicava anco chi si doveva ricattare. Fu questi che fece  prendere il prete di Albanella, uno sposo ed una sua sorella, e certo  Benedetto, sarto, del quale non so il cognome, mentre tornavano da  Salerno dov’erano stati a fare la spesa per il matrimonio. Questi venni a  conoscere perché io con alcuni componenti della banda avevo più  confidenza del Tranchella stesso. Egli mi diceva che Biagio era una  buona spia, o per servirmi di una sua espressione, una spia serrata.  Questo Biagio una volta si è vestito anche da brigante ed io gli detti  il mio fucile e cappello e prese parte al ricatto dei signori Raffaele  Contini, Carlo Guarino e Giuseppe Olivieri, che fu eseguito nella chiesa  del Bosco di Persano. Uno dei manutengoli che erano a noi più fedeli,  per quanto mi ricordo, era un certo Sabato Chiaviello, proprietario alle  Serre, presso di cui furono depositate diverse casse di roba portate  via a certo Guarnaldi e contenenti più che altro fucili, polveri,  munizioni e vestiario. Questa roba fu portata via a Guarnaldi da certo  Carmine Romano, del paese della Rocca che fece brigante e che fu poi  condannato a 15 di anni di carcere. Oltre a questi tali ho da segnalarvi  don Giuseppe Vincenzo, che è un prete che stava a Castelluccio, che  veniva sempre a trovare la banda e l’incoraggiava a proseguire nelle  scorrerie dicendoci che presto sarebbe cambiato Governo. Egli ci recava  del mangiare, ci portava fucili e li aggiustava, ci faceva la spesa e ci  prestava suoi altri servizi. In nessun caso sono stato a casa sua, fu  lui che mi presentare al Prefetto di Salerno. Quel prete istigò la banda  a ricattare donna Cecchina che tiene le vacche nella montagna della  Castelluccia. Quando poi fu rubato dai briganti don Gennaro Ricci, del  mio paese, essendo stato ricattato assieme ai figli, un anello fatto con  lamine e tre pietre fu dato a detto don Vincenzo perché ne facesse fare  dei compagni giacché era molto piaciuto ma egli se lo ritenne dicendo  che lo voleva come ricordo del capo della banda. Venne poi arrestato e  ci raccontò di essersi liberato promettendo che ci avrebbe fatto  costituire. Ma non si adoprò per questo. Mi rammendo anche che una certa  Concetta Campagna che abitava allo Scuorzo, vicino al luogo detto La  Duchessa che teneva bettola ci provvedeva di tutto il necessario. Ci  stirava e lavava la biancheria, questo mi raccontavano i briganti che  una sera volevano condurre anche me da costei. Un certo Antonio  Viggiano, di Postiglione, che ha una vistosa cicatrice sul viso, ci  teneva mano, avvisando quando veniva la forza. Fu lei che ci supplicò di  ricattare don Pietro Mottola, parimenti di Postiglione, quando questi  decise di andare a prendere moglie ad Altavilla”.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="entry-utility"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;----------------------------------- &lt;/div&gt;&lt;div class="post-314 post type-post status-publish format-standard hentry category-personaggi-storici" id="post-314"&gt;Una risposta a &lt;em&gt;Francesca Cerniello, la donna del brigante,&amp;nbsp;confessa&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="comment-author vcard"&gt;    &lt;img alt="" class="avatar avatar-40 grav-hashed grav-hijack" height="40" id="grav-false-0" src="http://0.gravatar.com/avatar/?s=40&amp;amp;d=identicon&amp;amp;r=G" width="40" /&gt;   &lt;cite class="fn"&gt;Massimo Guarino&lt;/cite&gt; &lt;span class="says"&gt;scrive:&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="comment-meta commentmetadata"&gt;&lt;a href="http://collinadegliulivi.wordpress.com/2008/08/26/francesca-cerniello-la-donna-del-brigante-confessa/#comment-75"&gt;    15 novembre 2008 alle 14:49&lt;/a&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="comment-body"&gt;&lt;i&gt;Preg.ma redazione de’ “La Collina degli Ulivi”,&lt;br /&gt;sono  un discendente diretto di Carlo GUARINO, citato nella confessione della  Cerniello, compagna del brigante Tranchella. Per anni ho cercato,  invano, notizie afferenti il rapimento del bisnonno di mio padre ad  opera del brigante in causa e solo per un mero caso, navigando, come  spesso mi capita, alla ricerca di notizie del periodo borbonico e del  brigantaggio, ho trovato l’articolo del Dr. Mottola. Nel leggere con  passione l’articolo “de quo” ho potuto, con grande emozione, avere  finalmente la conferma sulla veridicità di un episodio, raccontato  tantissime volte da mio padre e che tutti in famiglia pensavamo si  trattasse di una leggenda. Il citato articolo, altresì ha confermato  l’origine persanese della famiglia (da 5 generazioni ormai  battipagliese) di cui tante volte avevamo sentito citare dai parenti più  anziani che ci hanno sempre narrato del capostipite Carlo, quale  appartenente ad una importante famiglia di forte tradizione borbonica  (in famiglia ancora oggi si tramandano i nomi di Ferdinando, Francesco,  Carlo). Non potete immaginare la gioia che ho provato nel leggere il  testo relativo alla confessione della Cerniello e di questo, credetemi,  ve ne sarò per sempre grato.&lt;br /&gt;Con gli auguri di sempre maggiori successi per il futuro, cordialmente saluto.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Massimo Guarino&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3034819064090196188-7034160108024255842?l=lacollinadegliulivi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/feeds/7034160108024255842/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/03/francesca-cerniello-la-donna-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/7034160108024255842'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/7034160108024255842'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/03/francesca-cerniello-la-donna-del.html' title='Francesca Cerniello, la donna del brigante, confessa'/><author><name>lacollinadegli ulivi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12918989949711805695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='7' src='http://2.bp.blogspot.com/_fNpr9u7eL5A/Sa1nz8p3rrI/AAAAAAAAAwE/uQjFn_QzrSg/S220/collina_logotipo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3034819064090196188.post-3999073594089508325</id><published>2011-03-16T16:48:00.001-07:00</published><updated>2011-03-16T16:48:55.853-07:00</updated><title type='text'>Il caso FARE AMBIENTE di Oreste Mottola</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;img alt="fare-ambiente" class="alignnone size-medium wp-image-1382" height="297" src="http://mottolaoreste.blog.tiscali.it/files/2011/03/fare-ambiente-300x297.jpg" title="fare-ambiente" width="300" /&gt; &lt;img alt="Pepe foto" class="alignnone size-medium wp-image-1383" height="300" src="http://mottolaoreste.blog.tiscali.it/files/2011/03/Pepe-foto-255x300.jpg" title="Pepe foto" width="255" /&gt;&lt;br /&gt;Trovatemi il nome di chi è per il nucleare, mantenere il poeta Bondi  al ministero della cultura, contro l’acqua pubblica, e via a scendere  per arrivare nel Cilento, &amp;nbsp;per “valorizzare” Trentova ad Agropoli contro  l’imbalsamazione degli ambientalisti e dei sostenitori dei bei ed  arcadici tempi andati, ed ha messo carte bollate e scienza giuridica non  a favore ma contro l’area marina&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; protetta di Santa Maria di  Castellabate con con un ricorso straordinario al Presidente della  Repubblica, il ministero dell’Ambiente, il Parco nazionale del Cilento e  Vallo di Diano, ente gestore, e il comune di Castellabate. “Sono stato  sollecitato da diverse associazioni di categoria— spiega il suo  presidente nazionale — dai pescatori, dai diportisti, da semplici  cittadini, ma anche da amministratori locali che mi hanno chiesto di  intervenire”.&amp;nbsp; Pensate che basti? No, questo gruppo è anche a favore  della caccia. &lt;strong&gt;Federica Ricci, Responsabile Nazionale Giovani&lt;/strong&gt;,  ha dichiarato: “per troppi anni le leggi proibizioniste hanno limitato  le tradizioni dell’arte venatoria. Non possiamo permettere che le future  generazioni si privino della tradizione della cultura rurale  italiana”.&amp;nbsp; “E’ necessario – ha aggiunto Ricci -&amp;nbsp; &lt;strong&gt;rilanciare una seria politica ambientale&lt;/strong&gt;,  a partire da un rafforzamento delle norme a tutela degli animali  selvatici e della biodiversità e questo lo si potrà fare solo attraverso  l’ottimismo della ragione ed il realismo del fare. &lt;strong&gt;La caccia contribuisce a garantire e a tutelare le biodiversità&lt;/strong&gt;.  Pensiamo alle specie in eccesso che in alcune aree proprio per aver  detto spesso no alla caccia, hanno creato non pochi danni sia  all’ambiente che all’agricoltura”.&amp;nbsp; Ancora non basta? Eccoli in campo in  difesa di Sandro Bondi, il dimissionario ministro della cultura:  “Auspico che Sandro Bondi non si dimetta e porti a termine il buon  lavoro, che tra mille difficoltà, ha svolto nel corso degli ultimi 3  anni”.&lt;br /&gt;Ora è il momento di mettere le carte in tavola e di finirla con la  convenzione non scritta che su questa storia va osservato il doveroso  silenzio. L’associazione della quale abbiamo riportato le posizioni si  definisce ecologista. Si chiama “Fare Ambiente”, con sottotitolo  “Movimento Ecologista Europeo”. &amp;nbsp;Difesa dell’acqua pubblica? “Acqua  sempre pubblica: reti idrica tra sprechi e inefficienze”. Questione  sepolta. I referendum sul tema? Sono demagogici. &amp;nbsp;Nucleare? “Sono  contentissimo che Umberto Veronesi condivida pienamente le nostre  posizioni e le nostre battaglie culturali”. Lo dichiara Vincenzo Pepe. E  siamo così al nome del conductor di questo gruppo. E’ un personaggio  noto da tempo, soprattutto dall’estate del 1988, quando da assessore al  turismo socialdemocratico decise di far diventare Agropoli… capitale  italiana della trasgressione. Le belle turiste, questo era il suo  progetto, dovevano girare a seno scoperto lungo il corso cittadino. I  giornali dell’epoca lo presero sul serio. Pepe ebbe paginate su  paginate. Giulio Cantarelli, un militante repubblicano che amministrava  Agropoli quando l’assessore Pepe non era ancora nato però ebbe da dire:  «Se uno dice una cosa dev’essere in grado di farla. Ha promesso  meraviglie, pieno di boria, ma non s’è visto niente, e allora io sono  contrario». Contro fu anche il sindaco socialista Paolo Caputo, non  irretito dai seni in libertà: «Pepe doveva trovare sistemi più decorosi  per attirare l’attenzione della gente», dice Caputo. Quell’estate Pepe  aveva solo 28 anni, avvocato di belle speranze, ed era sposato da soli  due mesi. Ventitrè anni dopo è &amp;nbsp;docente di Diritto costituzionale  comparato presso la II^ Università degli Studi di Napoli, nonché  presidente della Fondazione Giambattista Vico. “ &lt;em&gt;Con la sua attività – &lt;/em&gt;leggiamo dalla motivazione con la quale il comune di Perdifumo gli ha dato la cittadinanza onoraria – &lt;em&gt;ha  promosso a livello nazionale ed internazionale non solo il pensiero  filosofico di Giambattista Vico ma ha magnificato l’identità culturale  del territorio di Perdifumo, del Cilento, del Mezzogiorno d’Europa”.&lt;/em&gt;  Dichiara su tutto lo scibile, Pepe, ma non ho trovato sue censure verso  lo stile di un presidente locale di Fare Ambiente che,  all’inaugurazione della “sezione” di una cittadina del sud Italia,  avvenuta non molti mesi fa all’interno del circolo cacciatori della  stessa città, si è presentato con una cintura di pitone. “Può esistere –  dice – anche un ambientalismo alternativo lontano dalle politiche dei  ciechi e spesso incoerenti No”. Caspiterina, se può. Ma inquieta se  pronuncia tutta pure tutta questa caterva di sì. E tutti sulla “mission”  di chi dice di essere ecologista. &amp;nbsp;Interessante sarebbe leggere “i  risultati raggiunti con la redazione del rapporto sulle frodi alimentari  ed agroalimentari redatto dal Movimento nel 2010”. Una chiave di  lettura nel frattempo la fornisce la sponsorizzazione della mostra  personale del Maestro Ugo Nespolo&amp;nbsp;&amp;nbsp; “&lt;em&gt;PARTENOPE L’ANGELO DEL CONTRASTO”, &lt;/em&gt;si&lt;em&gt; &lt;/em&gt;presenta  Pepe. Corsi e ricorsi storici questo tema &amp;nbsp;dei contrasti. &amp;nbsp;Come quel  convegno sul “Nucleare. Energia pulita, economica e sicura” e la  partecipazione dei comitati per il sì al nucleare promossi da quel  Chicco Testa, il fondatore di Legambiente, una di quelle personalità  dell’inutile e pernicioso ambientalismo radical chic che “Fare ambiente”  dice di voler combattere. Poi è arrivato il terremoto del Giappone e  qualche esplosione. Quisquilie ci dirà Pepe. La verità è che al  fantasioso e capace costituzionalista di Agropoli stava riuscendo il  colpo di far diventare Fare Ambiente, quello che già&amp;nbsp; è un &lt;a href="http://www.ecoblog.it/post/11047/letture-sotto-lombrellone-un-intero-numero-de-lopinione-delle-liberta-dedicato-ai-finti-ambientalisti-di-fare-ambiente" target="_blank"&gt;associazione di partito camuffata da ambientalista&lt;/a&gt;  che, dopo aver definito “sfaccendati” coloro che si oppongono  all’energia nucleare, ora torna con i comitati anti radical chic.  Accompagnandosi al più radical chic di essi: Chicco Testa, oggi  consigliere di amministrazione della Banca Rothschild. A proposito di  veri poteri forti.&lt;br /&gt;Oreste Mottola&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3034819064090196188-3999073594089508325?l=lacollinadegliulivi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/feeds/3999073594089508325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/03/il-caso-fare-ambiente-di-oreste-mottola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/3999073594089508325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/3999073594089508325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/03/il-caso-fare-ambiente-di-oreste-mottola.html' title='Il caso FARE AMBIENTE di Oreste Mottola'/><author><name>lacollinadegli ulivi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12918989949711805695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='7' src='http://2.bp.blogspot.com/_fNpr9u7eL5A/Sa1nz8p3rrI/AAAAAAAAAwE/uQjFn_QzrSg/S220/collina_logotipo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3034819064090196188.post-903571245099592867</id><published>2011-03-16T16:27:00.000-07:00</published><updated>2011-03-17T01:52:33.196-07:00</updated><title type='text'>1980, quando Silvio Masullo progettava una rivoluzione culturale nella Valle del Calore</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;In ognuno dei 18 comuni del bresciano dove ha lavorato da apprezzato segretario comunale ha organizzato memorabili iniziative culturali e si è fatto carico dell’ospitalità di personaggi dello spessore di Enzo Biagi e Vittorio Feltri. Ha condotto interviste pubbliche dove ha sempre fatto risaltare la sua grande cultura ed umanità. Fino a un quotidiano, “Il Giornale di Brescia”, non decide di dedicargli una mezza pagina di apprezzamento e lodi sperticate. Ed è l’articolo che leggete in questa stessa pagina. L’ho letto per caso quel pezzo. Dentro non c’era scritto di dove fosse questo &lt;span class="il"&gt;Silvio&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Masullo&lt;/span&gt;. Il giornale faceva intuire che fosse meridionale. C’era però la foto e quell’immagine associata al nome in me (che pure non sono un fisionomista) ha prodotto un corto circuito. Io quello l’avevo incontrato nella mia “vita precedente”: così come definisco il periodo della formazione e quei dieci, quindici anni, dove i giornali li ho furiosamente letti e non scritti, ed ho spesso polemizzato (remember, Antonio Manzo?) con chi ci stava già dentro. Avevamo vent’anni quando con &lt;span class="il"&gt;Silvio&lt;/span&gt; &lt;span class="il"&gt;Masullo&lt;/span&gt; e tanti altri che ogni tanto incontro, o me lo ricordano, ci eravamo messi in testa di rinfoltire i boschi delle nostre zone interne. A Sacco, Piaggine e a Magliano Vetere abbiamo dato vita a dei veri e propri cantieri. A prezzo di lotte spesso aspre, mi ricordo di una mitica occupazione della comunità montana per la quale ricevemmo una denuncia per “invasione di edifici pubblici”, strappammo quattro lire e ci mettemmo al lavoro. Nelle comunità montane di quel tempo si fosse presa proprio quella via che noi indicavamo ed oggi ci troveremmo&amp;nbsp; con un’economia montana che se ne potrebbe sbattersene dei soldi della forestazione che la regione non vuole più sborsare mettendo sul lastrico le famiglie degli attuali operai forestali. Quella fu solo la prima delle nostre tante sconfitte, andata anche in scena nell’anno del terremoto. Io venivo da studi agrari ( che avrei fatto bene a completare per stare su quella strada maestra, e lasciar stare il demone del giornalismo che poi mi prese), &lt;span class="il"&gt;Silvio&lt;/span&gt; aveva da poco preso la licenza classica e si era iscritto a giurisprudenza. &amp;nbsp;Lui era di Sacco, io di Altavilla. I &amp;nbsp;coetanei del tempo che noi frequentavamo erano innamorati della musica ed esprimevano un impegno politico sincero anche se un po’ rozzo diviso tra il Pci e la Cgil. A me stava stretto, mentre &lt;span class="il"&gt;Silvio&lt;/span&gt; proprio non ci si ritrovava e non esitava ad esprimere la sua idea: una rete di circoli culturali in tutti paesi del comprensorio Calore Alburni. Dove non si declamavano poesie ma si incideva sulla mentalità del popolo e delle classi dirigenti. &amp;nbsp;Io, che pur ero tra i pochi ad ascoltarlo con simpatia, tuttavia non ebbi la forza di convinzione necessaria (lo ricordi, Franco latempa?) &amp;nbsp;per intraprendere quella strada. Era quella giusta, ci avrebbe consentito di dare un altro corso alla nostra storia collettiva. Di ciò, caro &lt;span class="il"&gt;Silvio&lt;/span&gt;, mi scuso oggi per allora. E ti saluto con l’orgoglio di aver capito che “quell’intellettuale saccataro” sarebbe andato lontano … a farsi così tanto apprezzare come già allora meritava.   &lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal"&gt;Oreste Mottola &amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #888888;"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3034819064090196188-903571245099592867?l=lacollinadegliulivi.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/feeds/903571245099592867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/03/1980-quando-silvio-masullo-progettava.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/903571245099592867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3034819064090196188/posts/default/903571245099592867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lacollinadegliulivi.blogspot.com/2011/03/1980-quando-silvio-masullo-progettava.html' title='1980, quando Silvio Masullo progettava una rivoluzione culturale nella Valle del Calore'/><author><name>lacollinadegli ulivi</name><uri>http://www.blogger.com/profile/12918989949711805695</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='7' src='http://2.bp.blogspot.com/_fNpr9u7eL5A/Sa1nz8p3rrI/AAAAAAAAAwE/uQjFn_QzrSg/S220/collina_logotipo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
